
… fra una ventina d’anni Fini chidera’ scusa anche agli Italiani.

… fra una ventina d’anni Fini chidera’ scusa anche agli Italiani.

Riflessione sul PD (e vai!).
Alle primarie erano candidati in tre, ed ha vinto molto semplicemente quello che era in TV da piu’ tempo. Pensateci bene: per dirla provocatoriamente, la vittoria di Bersani alle primarie del PD ha radici negli spazi TV che Bersani ha utilizzato da piu’ anni rispetto a Franceschini e Marino. In sostanza, le primarie del PD decise da Berlusconi.
Martedi’, a Ballaro’, c’era ancora D’Alema. In quale veste non si sa. Ieri a Anno Zero, Veltroni. Perche’ si parlava di mafia e lui e’ in commissione antimafia. Ma se i pochi spazi concessi al PD sono occupati sempre dalle stesse facce (da 15 anni), anche i cari giornalisti TV amici che chiacchierano di “ricambio ricambio” chi vogliono prendere in giro? Floris e Santoro, abbiate la coerenza di rifiutare le minestre riscaldate!!! Ieri ci doveva essere, che so, Laura Garavini che e’ nell’antimafia da anni e fa la campagna a Duisburg contro l’infiltrazione della ndrangheta, non Veltroni che fa paragoni con Johnny Stecchino, parla di “Entita’ ” e impesta tutto il discorso con il suo lessico “hollywoodiano de noartri”! Soprattutto perche’ “dall’altra parte” per una volta c’era uno coi controcoglioni, Granata, che nell’antimafia c’e’ nato! Insomma, bisogna mettersi in testa, caro Pippo, che il poco importantissimo spazio che il PD ha in TV deve essere il primissimo luogo del ricambio. Eh lo so, si ragiona dello sterco del diavolo, anche a me piace molto di piu’ internet, ma bisogna rifarsi da li’…

“Alla fiera dell’est” e’ una canzone che piace alle mie bimbe, e anche al babbo. A loro piace perche’ parla di tanti animali, si ripete in maniera prevedibile, si memorizza bene: a me perche’ contiene concetti fondamentali dell’Universo, la concatenazione di eventi, causa-effetto, catena alimentare… E la considerazione cretina che “vedi che popo’ di casino che ha fatto il babbo che con un topo da due soldi ammazza il macellaio!”
Pero’ sul macellaio (che ammazza il bue che beve l’acqua che spenge il fuoco…) quell”Angelo della Morte” a me che non sono come il Branduardi un francescano sfegatato, diciamo cosi’, mi rompe un po’ i coglioni. E allora? Dove interrompere il percorso a ritroso che nell’originale arriva al Primo Mobile (il canterale?)?
Un fatale incidente? Non saprei, si rischia poi di finire nell’autista della SITA che stiaccio’ il macellaio… No.
O una bella malattia? Beh, si, ci starebbe. Certo che un cancro me la mette anche troppo sul filosofico (il male che dorme all’interno di noi tutti, arieccoci a Bin Laden..). Meglio UN VIRUS: causa in tutto e per tutto, ma senza niente a monte (il virus che ti uccide vince senza possibilita’di sconfitta, e la causa del virus sta nel caso, ovvero… nel nulla…).
E venne un virus che uccise il macellaio che ammazzo’ il bue che bevve l’acqua che spense il fuoco che brucio’ il bastone che picchio’ il cane che morse il gatto che si mangio’ il topo che al mercato mio padre compro’….

“no representation without taxation, no taxation without representation””
Uno degli enunciati piu’significativi delle rivoluzioni indipendentiste dei secoli passati, sgorga glorioso dai polmoni che meno ti aspetteresti. E’ infatti riuscito a rendersi maggiormente ridicolo il Ministro alla Sempliciottazione Normativa On (?) Calderoli, il quale afferma quanto sopra in merito al caso Di Girolamo e il meccanismo di voto degli italiani all’estero. Che lui (il Ministro) seppellirebbe volentieri. Non c’e’ da stupirsi che la Lega delle Valli alpine abbia un vago timore dell’imprevedibile barbaro che vive di la’dai monti: e poi, lo sappiam tüti che queli che su inda’a l’estero son tüti teroni (beh, anche il Triveneto ha scacciato molti dei suoi figli, fino a una trentina d’anni fa, ma lasciamo perdere…). Putroppo la scelta dello slogan non potrebbe essere meno azzeccata, per uno che si oppone fermissimamente alla concessione del diritto di voto agli immigrati legalmente lavoranti e residenti in Italia (che pagano le tasse ma non possono votare), e che raccoglie voti da chi le tasse farebbe volentieri a meno di pagarle (citofonare artigiani della Briansa che laúra). Sospetto che l’ignoransa de la lingua Ingles la g’ha fatt un schersetto al dutur Calderoli. Un po’di ripetizioni dall’europarlamentare Borghezio, che lui si che la sa la cultüra, gioverebbero: “sempre si aggiunga ‘negher a parte’ “.
Io nel frattempo ho votato alle elezioni amministrative a Rotterdam (siccome risiedo qui da piu’ di 3 anni, posso). Grande affermazione dello xenofobo al perossido d’idrogeno Geert Wilders (nei comuni sicuri dove ha osato presentarsi), ma piu’ che altro trionfo delle liste civiche, che nei comuni olandesi si son prese la meta’dei seggi. Nessun contraccolpo sul Governo: era gia’caduto per i fatti sui una settimana prima. A Rotterdam resta in testa il PvdA (laburisti), anche grazie al mio voto (ho votato un giovane olandese turco di seconda generazione) . Modalita’di voto impensabile per un terun come me: seggio allestito in un bar, nessuna forza pubblica presente, atmosfera rilassata, spazio non perimetrato, cabine aperte su un lato che ti osservano tutti, schede che infili da solo nell’urna. Al solito, hanno visto un bel mondo. Il sistema elettorale piacerebbe a Beppe Grillo: sulla scheda non sono presenti i simboli dei partiti ma solo le liste dei candidati suddivise per partito, integrali. Si vota solo ed esclusivamente un candidato (non esiste il voto di lista). Insomma, proporzionale puro con preferenza unica obbligatoria, stesso sistema utilizzato anche per le politiche. Lo copiamo?

Il rettore della LUISS Pier Luigi Celli scrive una letterina strappalacrime al figlio (il quale non ha evidentemente una email per cui al papa’ tocca pubblicarla sulla Repubblica) dove lo esorta ad emigrare perche’ l’Italia non e’un paese che premia i giovani e i meritevoli (le due cose non vanno necessariamente insieme). Grandi polemiche seguono immediatamente. Per parte mia, mi limito a questo bieco commento: mi spiace rovinare la festa, ma e’ una meschina operazione commerciale. Celli infatti e’ appena uscito in libreria con un saggio, vedi un po’, che si occupa della mediocrita’ delle classi dirigenti in Italia. E la sua letterina serviva solo a tirargli la volata (sai com’e', e’ pur sempre Natale). W Celli, e viva la Repubblica…

Ancora lui, si, che ci volete fare. E’ un po’ che non lo sento, che non fa grosse sparate. Si, le telefonate, la scarlattina, le gardevolezze alla Bindi… Pero’ niente di cosi’ sonoro che arrivi qui oltre confine, da una decina di giorni. Sara’ anche per questo che mi sono trovato a pensare: che mai succedera’ quando, prima o poi, quest’uomo non ci sara’ piu’? Sulle prime ho pensato che, in qualunque modo uscira’ di scena, il berlusconismo non gli sopravvivera’ che una manciata di minuti. E in fondo, che senso avrebbe il berlusconismo senza Berlusconi? Gia’ li vedo i fidi cortigiani che si affrettano a depredarne le spoglie materiali, morali, politiche, rinnegarlo mentre tirano il collo al gallo e bruciano i gagliardetti. E’ sempre cosi’, in Italia, dal 25 luglio al Veltroni “mai stato comunista”… E che dire degli antiberlusconiani: sorpresi con le mutande in mano dalla improvvisa dipartita, rantoleranno a mezz’aria come razzi senza carburante e dovranno, i piu’ furbi, trovare presto altri obiettivi, che in un lampo diverranno “peggiori del peggior Berlusconi”, “nemmeno ai tempi del berlusconismo piu’ sfrenato” etc… E infine assisteremo inorriditi alla inevitabile riabilitazione di Berlusconi, a compunte commemorazioni degli eredi dei sui tirapiedi e a incredibili carpiati di chi lo esalto’-disconobbe-rimpianse. Ecco, allora, se me lo permettete (chi?) io mi porto avanti e, mentre alcuni (Silvio compreso) intonano “Meno male che Silvio c’e'”, io voglio assurdamente confidarvi che Silvio mi manca gia’: erigiamogli anticipatamente il monumento equestre che prima o poi qualcuno verra’ a proporre e cominciamo ora ad averne nostalgia, affinche’ quando il tempo dei lacrimoni di coccodrillo dei Capezzone pentiti, ripentiti e ri-ripentiti sara’ giunto, noi saremo gia’ oltre e lo avremo relegato al meritato oblio….

Comincio a pubblicare 4 articoli sulla vita in Olanda, per fare un po’ il verso al Dottor Iannone
Da Rotterdam a Utrecht
Viaggio tutti i giorni, in treno, verso la mia temporanea sistemazione all’Hubrecht Institute a Utrecht. Questo inizio di 2009 ha il sapore del provvisorio, l’odore del nuovo, l’apparenza dell’indefinito. 2009 e’ un hopeful monster, si e’ capito che un mondo e’ finito ma ancora non si sa che mondo costruiremo, o ci faranno costruire. Intanto ho cambiato lavoro, ed e’ qualcosa.
Provvisoria e’ la stazione di Rotterdam: dove sorgeva la vecchia stazione anni ’50, c’e’ un cantiere con una enorme buca, che raggiunge la linea della metropolitana la’ dove andra’ ad inabissarsi a 40 metri sotto terra (che qui significa 50 sotto il mare) per congiungersi alla linea che la inoltrera’ fino all’Aia, a 30 km da qui. Il cantiere avanza con lentezza, in un terreno che gia’ dalla profondita’ di 10 centimetri e’ sabbia, grigia, finissima, compatta. Del resto tutta la citta’ e’edificata sulla sabbia, e qualsiasi edificio necessita di fondamenta costruite su pali di 16 metri infissi nel terreno da enormi martelli idraulici. Spesso, nonostante questo, i muri si crepano, e negli edifici piu’ vecchi (pochi, perche’ Rotterdam ha subito una distruzione quasi totale ad opera dei Tedeschi prima e degli Alleati poi, durante la guerra) si notano curiose inclinazioni, a fatica trattenute da cerniere e catene di metallo. La vecchia stazione demolita, la nuova che ancora aspetta di essere fondata, ed ecco spuntare la stazione provvisoria, un parallelepipedo blu di moduli/container dove hanno trovato posto uffici provvisori, supermercato, giornalaio e l’ immancabile fioraio, altrettanto provvisori. Da due anni, e chissa’ per quanto ancora… Traversato il percorso ad ostacoli del cantiere, arrivo al binario. Per Utrecht, un treno ogni quarto d’ora, puntualissimo. Cinque minuti di anticipo sono sufficienti ad assicurare un posto a sedere, quindi tavolino giu’, computer on, e l’ora di viaggio si trasforma in un prologo alla produttivita’ giornaliera. Altrimenti la compagnia di un libro puo’ aiutare a passare la noia, anche se il paradossale paesaggio olandese mi offre sempre nuovi spunti di osservazione.
Il treno esce lentamente dal ventre della citta’, supera in una lunga curva lo zoo e le sue serre tropicali, gli orti di citta’ (regolari appezzamenti di un centinaio di metri quadri, recintati e affiancati ordinatamente, con le immancabili miniserre perfettamente allineate) e si incammina verso l’ Alexandrium, nuova periferia consacrata in larga parte ad un complesso centro commerciale, l’unico nel raggio di decine di chilometri. Una rapida fermata a ridosso dei magazzini, e la corsa riparte. D’improvviso, la campagna.
Quella fra Rotterdam ed Utrecht e’ forse la piu’ aliena, quella dove realmente l’impressione di navigare in terre che non dovrebbero esserci e’ piu’ forte. I fossi fra i campi si allargano da uno a tre, anche 4 metri, e si fanno piu’ fitti. E li’ intuisci che non ci sono campi, ma isole: enormi zattere allineate lungo la ferrovia, poggiate su un lago sempre sull’orlo dello straripamento. Nei giorni di pioggia l’acqua ristagna in mezzo alle zattere, riempie i solchi lasciati dall’aratura rivelandone la sottile trama. Le piccole isole sono connesse da sottili ponti di terra, tutti regolarmente provvisti di una cancello di legno. I campi, infatti, altro non sono che pascoli dove bovini, capre, pecore, stormi di anatre selvatiche e cigni spaziano liberamente dall’alba al tramonto. I larghi fossi tengono a bada gli armenti, che non si arrischiano alla traversata a nuoto: basta chiudere il cancello sul ponte, e le bestie saranno sistemate fino a sera. Ecco perche’ l’ossessione della terra piatta si rinforza navigando attraverso queste campagne: non esistendo recinti, steccati, siepi a separare lo sguardo dall’orizzonte, dal limite della prima citta’ puoi vedere i palazzi della successiva.
Nel mese di gennaio 2009, tuttavia, in cui scrivo questo diario l’Olanda e’ coperta di ghiaccio. Non ho detto neve perche’ in questo paese i fiocchi di neve cadono raramente, e la piu’ spessa coltre non dura che lo spazio di una giornata. Ma nelle ultime settimane le temperature sono precipitate eccezionalmente a -10 di notte -2 di giorno, dando vita ad un evento meteorologico a me sconosciuto: un brinamento massiccio e prolungato, cominciato ai primi del mese e prolungatosi per almeno dieci giorni. Alberi, tetti, pali della luce, fili d’erba, automobili, su tutto il paesaggio finissimi cristalli di ghiaccio si sono condensati per giorni: a volte l’aria stessa ha cominciato a germinare minuscoli fiocchi di brina a mezza altezza, dal vapor d’acqua troppo fiacco per risalire in alto dai mille rivoli della campagna, anch’essi ormai pietrificati in solidi sentieri ghiacciati. Erano anni, mi han detto, che non capitava. Il grande lago della citta’, il Kralingse Plas,per una settimana si e’ tramutato in una splendida pista di pattinaggio di un chilometro quadrato. Ovviamente affollatissima.
Il treno affronta i ponti, i viadotti, scavalla senza fatica le minime asperita’ del percorso. Gouda, seconda fermata: piccola citta’ sul pelo dell’acqua, rapido scambio di passeggeri alla stazione, si riparte alla volta di Utrecht. Ancora campagna ghiacciata, ancora campi d’acqua inframezzati da campi d’erba. Il sole splende gelido sulla coltre di brina, il treno e’ l’unica cosa viva nel paesaggio immobile. Woerden, ultimo paese prima degli infiniti sobborghi di Utrecht, appare e scompare dai finestrini. Un lungo cantiere si allunga a lato della ferrovia: raddoppiano i binari, o fanno una linea metropolitana, necessaria per Utrecht che ancora manca di un sistema integrato di trasporti al livello delle altre citta’ del Randstad, la megalopoli circolare adagiata nel cuore l’Olanda. Qui treno e metro e tram condividono gli spazi, senza drammi… Ed ecco infine le villette, poi i palazzi, le fabbriche, la centrale NuOn, il ponte sul canale che collega Utrecht ad Amsterdam e un intenso odore di caffe’: lo stabilimento di Douwe Egberts, il marchio olandese piu’famoso, proprio accanto alla ferrovia, diffonde in un intero quartiere l’aroma della torrefazione. Dormiranno i bambini di quel quartiere? E i suoi abitanti, saranno tutti nervosi? Chissa’… Il treno rallenta annoiato, affronta l’ultimo chilometro quasi a passo d’uomo. La stazione di Utrecht, moderna, sopraelevata, completamente interlacciata da una parte alla fiera, dall’altra al centro cittadino, si apre di la’ dalle porte del treno. Scendo alla stazione del bus sottostante, dove rombano in un carosello infinito i bus nell’ora di punta. 12S, de UIthof: al campus universitario, per una nuova giornata di lavoro.


Apprezzo molto i contributi che ho letto, e come la penso credo che si sappia (ho scritto un po’ di cose sul blog anche). Pero’ se mi permettete adesso mi metto a parlare di politica, perche’ qui si puo’ fare, e allora la mia domanda per Ignazio Marino (da Skype, se mi riesce) sara’ questa:
“Caro Ignazio
Tu ti candidi alla segreteria di un PD che oggi e nei prossimi anni sara’ di fatto all’opposizione. Avendo conosciuto bene quale abisso di clientelismo, cialtronismo e incapacita’ ha adesso in mano il governo del Paese, e dell’Universita’ e Ricerca in particolare, non credo possibile che il PD, vecchio o rinnovato che sara’, potra’ riuscire ad avere influenze positive su alcuna riforma. Il PD che spero proprio erediterai avra’ quindi bisogno in prima istanza di imparare a fare opposizione, cosa che oggi, scusami, non si vede affatto, e in seconda battuta di imparare a preparasi seriamente per le sfide elettorali future, elaborando in maniera democratica e partecipata il suo programma.
Ti chiedo quindi:
1) come intendi fare opposizione al Governo Berlusconi? Credi che sara’ possibile trovare dei responsabili nazionali per ogni settore che stiano col fiato sul collo ai Ministri e sottosegretari di Berlusconi e smontino sistematicamente tutte le menzogne con cui questo governo di cartapesta ci bombarda ogni giorno, nell’incredibile silenzio del nostro Partito?
2) Come intendi elaborare il programma del PD per le elezioni che verranno?
Potremo finalmente avere una gestione democratica e partecipata nella costruzione del Programma, facendo per esempio che siano i circoli tematici ad eleggere i responsabili nazionali e rendendo queste figure, oltre che cani mastini del governo in carica, anche dei veri collettori ed elaboratori delle idee e delle esperienze di cui la nostra base e’ una fonte preziosa ed indispensabile?”
Ora voi mi direte cosa c’entra con R&D, e’ un discorso generale… Beh, io dico che l’esperienza che abbiamo fatto e stiamo facendo con l’APRI in questi mesi mi ha fatto capire che le idee vivono solo se qualcuno le mantiene in vita con un lavoro quotidiano e intensivo. E che nel PD c’e’ una totale chiusura a riccio nei confronti dell’esterno (per paura di chissa’ cosa); che i segnali provenienti da chi non vedrebbe l’ora di osannare chi fa opposizione in maniera incisiva e prende spunto dalle idee che la gente del PD puo’ portare nel partito, vengono ignorati o peggio ancora evitati. Possibile che in mesi in cui la Gelmini ha preso per il culo tutti annunciando di fare miracoli non siamo stati capaci di ottenere nulla di piu’ dal PD che una interrogazione parlamentare (risposta dopo 3 mesi,ad opera di Pizza, con altra presa di culo) e un DDL elaborato in una specie di turris eburnea da qualche membro designato, rielaborazione di documenti della CRUI, sindacalismo anni ’80 e una spruzzatina di liberismo bocconiano? Io vorrei che prima di metterci a costruire la riforma nei sui dettagli, Marino ci dicesse chiaro che sistema vuole e soprattutto come intende arrivarci, e come intende che il PD e i suoi uomini guidino la riforma, e in che modi. Dell’Universita’ e della Ricerca, certo, ma anche (brrr) della Scuola, delle Forze armate, delle Forze dell’Ordine, della Giustizia, della Sanita’, dell’informazione pubblica e privata, del Piano energetico, del Mercato del Lavoro e via e via e via….
Riflessioni leggere di un giovane padre che si sorbisce piu’ cartoni da adulto di quanti non ne abbia visti da bimbo.
Avete notato che nei cartoni moderni i cattivi sono sempre meno terribili? Sempre piu’ difficili da identificare, meno mostri, piu’ simili, addirittura affini ai buoni stessi? Esempi: l’altra sera le bimbe guardano Pinocchio di Walt Disney. Prima richiesta di aiuto all’apparire di Mangiafuoco, tremendo schiavizzatore. Altri timori suscitati dalla metamorfosi asinina e annessa vendita dei ciuchini. Infine, la forza della natura, la balena. 3 “cattivi” tremendi, riconoscibili, altri. Bimbe in panico. E perche’? Ma perche’ son abituate ai cartoni moderni. Esempio Madagascar: i “cattivi” sono 10 foosa, una specie di felini ricoglioniti buoni a nulla. Ne toccano dall’inizio alla fine e non spaventano nemmeno la bimba piccina. In compenso la minaccia e’ fantasma, perche’ il leone protagonista (un buono a tutti gli effetti) diventa pericoloso per gli altri a causa del prolungato digiuno. Stessa storia per Giu’ Per il Tubo, Uno zoo in fuga… Nell’Era Glaciale 1 c’e’ un cattivo che diventa poi buono (o lo era gia’?), nella 2 c’e’ solo una minaccia di inondazione. E Shrek? Li’ la logica del sovvertimento fa del tradizionale cattivo, l’Orco, il buono, e dei buoni (i vari principi umani) i cattivi.
Ma perche’? Un po’ forse la mancanza di idee, un po’ i limiti imposti dal politically correct, un po’ il pubblico che si estende ormai oltre ai bambini… E un po’ forse, anche perche’ e’ lo specchio dei tempi. Di certezze sui cattivi, dopo la fine della Guerra Fredda, l’11 settembre, la catastrofe ecologica e via dicendo, ce ne son sempre meno. Quindi bene abituarli subito, i bambini…

“Per candidarsi a segretario bisognava essere iscritto entro il 25 giugno. Mi dispiace Beppe, e’ lo Statuto, e in un Partito Democratico le regole devono pure valere qualcosa.”
Con queste due frasi tutta la questione Grillo non sarebbe nemmeno stata posta. Le poteva dire il segretario, che ancora c’e', mi dicono, e invece di lasciare tutti i maggiorenti del partito a sparare cazzate sui mezzi pubblici di trasporto dal taxi al tram poteva chiudere dicendo: “Certo chiunque condivida le finalita’ del PD e’ il benvenuto”. Invece si sono sparati sui piedi con preclusioni nei confronti di chi “disprezza il PD”(la dirigenza del PD, non il popolo), di chi offende “la base” (la signora Serafini?) e, perla fra le perle, di chi supporta un “Movimento Politico Ostile”. Quest’ultima e’ da segnare perche’ se condividere le idee delle Liste Civiche di Grillo, che non sono un partito ma un movimento, cui Grillo nemmeno e’ iscritto (non ci si puo’ iscrivere), e’ peccato tale da meritare l’esclusione dal PD, allora ecco che qui possimo tutti dire addio. Io penso che il ddl sull’Universita’ proposto dal PD sia ridicolo e pericoloso, e con l’APRI mi battero’ perche’ l’idea della promozione automatica dalla culla alla bara non passi. Supporto quindi un movimento ostile alla dirigenza del PD: che fate, mi buttate fuori? Un iscritto che non vuole un inceneritore dietro casa e protesta contro l’amministrazione del PD del suo comune, lo espelliamo? Chiunque sta nel partito perche’ sente che bisogna chiudere con la vecchia classe dirigente e le sue idee sbagliate, va cacciato? Ragazzi, siamo nel 2009, e noi non siamo piu’ gli italiani ignoranti del 1948. Non pensate di poter venire a raccontarci cazzate e che ce le beviamo in silenzio. Altrimenti andate a fare i dirigenti del PDL, che forse gente cosi’ ancora la trovate, li’.